Prendete un designer. Famoso. Anche per aver disegnato lo spremiagrumi più surreale del mondo, stravolgendo la funzione stessa dell’oggetto e trasformandolo in una improbabile ma bellissima scultura da cucina e fatelo incontrare con un imprenditore veneto che ha convertito un’azienda di “cinquantini” in un brand di moto capace di scoprire talenti come il Valentino numero 46.

Sapete cosa viene fuori?

La due ruote più amata dai (pochi) fortunati appassionati di design che la possiedono e che evitano di piegare in curva perché è più bella nei living delle loro ville che sui tornanti della Cisa. E’ la Motò (del 1995) di Aprilia disegnata dall’architetto e designer francese Philippe Starck.

Certo i biker puri quando la videro per la prima volta pensarono a uno scherzo, ma si sa che designer e architetti attratti dal mondo della velocità sono a dir poco originali nelle loro “visioni” e il loro punto di vista è spesso innovativo e disruptive, per cercare di piegare al proprio stile le leggi della dinamica.

Ma anche il mondo delle quattro ruote non è immune alle incursioni degli architetti. E se Stark che nel suo estremismo creativo ha progettato anche Venus lo yacht di Steve Jobs da 80 metri non ha ancora, pero ora, trovato la possibilità di misurarsi con le auto, la cosa invece è riuscita a Marck Newson, architetto e designer australiano meno conosciuto ma solo perché… Meno mondano.

Newson dopo aver iniziato con una chair così unica da finire a casa di Madonna, ha continuato progettando aerei tascabili, un bellissimo Aquariva per i cantieri navali Riva e appunto nel 1999 (Tokyo Motor Show) la Ford 021C, che oggi con l’arrivo dell’elettrico e della urban mobility sembra ancora più attuale. E chissà che la urban concept car di Newson non sia servita come fonte di ispirazione per la nuova Honda-e

Rimanendo in tema di ispirazioni, lo scorso anno è stata riprodotta, basandosi sui disegni originali del “maestro” italiano, l’auto “Diamante” di Gio Ponti nata nel ’55 dall’idea funzionale di evitare i vuoti delle auto dell’epoca, che però sembra assomigliare curiosamente a un’auto nata più di trent’anni dopo: la Saab 900.

La cosa certa è che quando i designer e gli architetti cercano di far quadrare le loro visioni con le ruote producono degli oggetti misteriosi che forse vengono capiti decenni dopo oppure semplicemente catalogati come “stravaganti” esercizi di stile.

Quello che gli architetti possono portare nel mondo deli motori è sicuramente prezioso e anche se a volte la sfida è contro i “Caravaggio” o “i Michelangelo” dell’auto è sempre interessante vedere come riescono a sposare tecnica ed estetica.

A volte, poi, nascono “opere” che per i fortunati possessori hanno un valore che va al di là delle quotazioni tecniche perché rappresentano dei multipli d’arte, pezzi unici nel loro genere che l’autore ha voluto produrre appositamente.

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