Nato Cagliari da padre di origine francese e madre sarda, Raoul de Chareun scelse un nome artistico che si rifaceva al greco e che sta alla base della storia della pittura. La sinopia infatti è la tecnica usata nel medioevo per preparare gli affreschi e che consiste nel disegnare con un colore rosso ocra i disegni preparatori sul primo starato di intonaco. Deriva dal nome greco che si rifà ad una località dell’Asia Minore (oggi Turchia) dove veniva estratto il colore che si utilizzava per le preparazione degli affreschi greco-romani.
Un nome ironico ed eclettico che contraddistingue l’opera del giovane e talentoso pittore che secondo Paola Pallottino
“la sua opera grafica e pittorica è legata ai momenti più significativi situati tra le due guerre e che per varietà e ricchezza di invenzioni , nel sottrarsi ad ogni catalogazione , si allinea alle produzioni grafiche più avanzate e moderne apparse in quegli anni e si realizza nel segno odi una rigorosa scientificità”.
Sempre secondo Pallottino, l’illustrazione e il manifesto sono infatti aggrediti da Sinòpico con la creatività del solutore di enigmi matematici.
La vita del pittore sardo è alquanto ricca di trasformazioni perché dopo la licenza liceale si trasferisce a Padova con la famiglia e li inizia a pubblicare i primi disegni satirici nelle riviste studentesche. Nel 1912 ottiene la medaglia d’argento alla Mostra d’Arte Umoristica e di Caricatura a Treviso. Prima del conseguimento della laurea in Ingegneria, durante la prima guerra mondiale si arruola come volontario e durante la leva collabora come illustratore con Il Razzo rivista degli alpini del capitano e poeta Agno Berlese.
Nel 1917 si diploma all’Accademia di Brera e nello stesso anno partecipa alla sua prima collettiva tenuta al caffè Cova a Milano a seguito della quale ottiene l’incarico per l’Istituto Editoriale Italiano di illustrare, con 57 disegni, le diverse attività industriali e produttive italiane. Da quell’anno inizia a collaborare con numerose riviste italiane famose dell’epoca tra cui Il Giornalino della Domenica di Vamba, La Lettura mensile del Corriere della Sera e molte altre, oltre a realizzare diverse illustrazioni pubblicitarie per marchi famosi come il Campari.

A colpire lo sguardo sono però le prime caricature prodotte nel periodo padovano che sottolineano la decadenza con corrosiva abilità nella raccolta Eterno Femminino dove Sinòpico rappresenta 26 personalità della realtà patavine e veneziana mettendo in scena in modo caricaturale la provincia al tempo stesso cuore e periferia di una cultura agonizzante.
“Dall’imponente e funerea carrozza dell’apoplettica contessa Dolores Donfin Bolbù alla “vettura automobile” guida dall’allucinata signora Salon Semana, è tutta una serie di maligne notazioni, di piccoli e grandi sberleffi, resi particolarmente attraenti dalla costante di un’eleganza elevata a sistema , e come confermeranno le opere successive, quasi a metodologia.
L’album è sottilmente percorso dal presagio dell’imminente conflitto bellico di cui le donne di Sinòpico sono le involontarie messaggere”.
In questa galleria si salva soltanto la Marchesa Luigi Casati Stampa, poetessa e mecenate internazionale per la quale la vena di Sinòpico si addolcisce e la descrive con minor crudezza.
La sua attività pubblicitaria si rifà alle commesse dei grandi marchi, in particolare Campari per il quale Sinòpico disegna degli annunci che a bene vedere sono molto diversi dalla immagini dei manifesti degli autori a lui contemporanei , sono davvero come scrive Pallottino delle immagini che ricordano delle invenzioni matematiche fatte di piccoli elementi tenuti insieme da strutture grafiche minute ma riconducibili ad un unico insieme. Linee che si sviluppano da un angolo del foglio per ricongiungersi all’insieme connettendo vari elementi. Un insieme molto diverso dalla cartellonista dell’epoca dove di solito prevaleva l’immagine centrale riassuntiva del messaggio dell’azienda committente.
La stessa minuzia di dettagli e la stessa composizione grafica molto ricercata la si trova anche in altri lavori di Sinòpico come per esempio le cartelle commissionate dall’ Istituto Editoriale Italiano di Umberto Notari commissionate per pubblicizzare vari temi trattati da alcune riviste del gruppo editoriale. Sono immagini di solito a due colori per rispondere ad esigenze grafiche di stampa che contengono nella loro semplicità la forza della sintesi grafica e una modernità simile a quella delle illustrazioni prodotte negli anni ’30 dalla scuola tedesca del Bauhaus.
Sinòpico è stato pittore grafico e illustratore ma anche ingegnere ed è questo suo particolare aspetto che mi sembra di ritrovare nelle sue formule visive di costruzione di analogie e riferimenti con piccoli elementi grafici che riescono come nel caso delle caricature a cogliere i lati salienti delle personalità rappresentate, estrapolando l’aspetto più significativo. Difficile trovare analogie tra la sua opera e quella dei suoi contemporanei ed è per questo forse che meriterebbe di essere riscoperto e riletto nella sua chiave di unicità e modernità.

Courtesy By: Paola Pallottino, Cento anni di lllustratori, Cappelli Editore. Heinz Weibl, Alle radici della comunicazione Italiana.
Leggi l’articolo su Touchpoint di Dicembre – Gennaio | 2025/2026 n° 10





