Sono un accumulatore seriale di oggetti di design, prodotti grafici o giochi di latta degli anni 60, non per nostalgia canaglia ma per la bellezza intrinseca degli oggetti, per la loro capacità di semplificare la funzionalità o per il semplice piacere di vedere metalli stampati con illustrazioni naif accompagnati da meccanismi a molla che hanno, grazie alla fantasia del progettista, la genialità di una soluzione creativa.
La stessa che ho trovato spesso nel percorso progettuale dell’Olivetti. Così oltre a conservare qualche meraviglioso oggetto come la Lettera 22, la Divisumma di Mario Bellini o la Valentina di Sottsass capace con il suo guscio di plastica, di sovvertire i canoni della portabilità per una macchina da scrivere, mi sono appassionato e imbattuto varie volte nei prodotti grafici della comunicazione olivettiana.
Dei vari Nizzoli e Pintori ho già parlato ma della generazione di graphic designers che negli anni ’70 ha condiviso gli albori dell’informatica con la comunicazione olivettiana se ne parla poco forse perché l’idea di industria seriale (anche nella comunicazione) ha tolto attenzione al singolo artista.
In ogni caso, secondo AGPS Studio Grafico, “nessun altro nome è forse più legato al marchio Olivetti, o meglio alla sua corporate image, di quanto lo sia Franco Bassi, morto nel 2006, che dal 1949 al 1978 per quasi 30 anni ha lavorato, con Walter Ballmer, al Dipartimento di pubblicità e sviluppo della Olivetti, contribuendo a disegnarne l’identità aziendale sia come pittore e illustratore che come grafico e art director. Quella di Bassi è stata una collaborazione eccezionale, in un momento in cui l’azienda era all’avanguardia della tecnologia mondiale, in uno dei settori più strategici e innovativi: l’informatica”. Bassi, curò, tra l’altro, le pubblicazioni di lancio dell’Elea, il primo grande calcolatore italiano, e della P101, il primo computer da tavolo al mondo.
La “fabbrica delle idee”, di progetti, di menti, di design e utopie e non di profitti che corrispondeva alla “visione” di Adriano Olivetti, non era quella del capitalismo moderno basata soltanto sul profitto, considerato il “valore principale” ma piuttosto sulle “positively disturbing ideas”, come appunto i valori immateriali rappresentati dalla cultura e dalla capacità innovativa (Ivo Mej).
Tra i progetti di Bassi, spiccano per rigore progettuale, chiarezza espositiva, lucidità di pensiero, semplicità stilistica e perfezione formale i Saggi di cultura contemporanea, una serie di libri disegnati da Bassi per Edizioni di Comunità, la casa editrice fondata da Adriano Olivetti. Le copertine sono tracciate all’interno di una griglia rigorosa e l’immagine – illustrazione o fotografia – è incorniciata coerentemente all’interno di un quadrato, mentre i testi, disposti al di fuori del quadrato, sono chiari e leggibili. Il carattere utilizzato è il sobrio ed elegante Helvetica. L’eleganza del design grafico e la disposizione rigorosa delle forme e dei testi contribuiscono così a rafforzare l’identità di brand, ponendola ad un livello comunicativo superiore, in cui non conta il prodotto che si intende “vendere”, ma l’idea che si intende “comunicare”.

Oltre al percorso Olivettiano all’inizio degli anni 80, Bassi apre il suo studio continuando a curare progetti grafici per la Olivetti ma anche per, tra i vari, la municipalità di Roma, le edizioni di Comunità e l’Italconsult. È stato inoltre art director per la Weisscredit di Lugano e Membro dell’AGI (l’Alliance Graphique Internationale), ha vinto numerosi premi tra cui il Premio Mondadori (1969), il premio «Il Giorno» nella seconda Rassegna Art Directors Club e il VII Trofeo d’oro del quotidiano «Il Tempo» per la migliore campagna pubblicitaria in Italia. Nel 1973 ha ricevuto alla Bio 5 di Lubiana la Gold Medal per la campagna “Olivetti classe 600”.
Ha partecipato a numerose mostre sia come grafico che come artista astratto e concreto a Milano (al Palazzo Reale nel 1947, ma anche alla Libreria Salto), Rimini, Parigi, Madrid, Londra, Tokyo, Barcellona (“Sei grafici italiani”, 1971). Suoi progetti sono pubblicati in «Pubblicità in Italia», «Rassegna Grafica», «Graphis», «Form», «Gebrauchsgraphik», «Graphic Design», «Advertising», «Publimondial» e in svariati volumi e annuari (ArchiVista 3.2.0, Lombardia Archivi).
Gran parte della produzione progettuale e artistica di Franco Bassi (Milano, 1920 – 2006) è custodita presso il Fondo Franco Bassi, per un totale di circa 50 progetti, con una documentazione composta da tre nuclei principali: bozzetti e prove di stampa, opere artistiche, produzione editoriale.

Courtesy By: Fondo Franco Bassi AIAP CDPG, AGI, AGPS Studio Grafico, Ivo Mej, ArchiVista 3.2.0, Lombardia Archivi.




