Mi è capitato di vedere qualche anno fa una bella mostra al Gam di Torino di manifesti Fiat del XXesimo secolo; una collezione di manifesti storici dal 1899 agli anni sessanta, appartenente alla famiglia Bono.
Una storia grafica e pittorica che si snoda attraverso alcuni dei periodi più interessanti dell’arte contemporanea. In pratica per Fiat hanno dipinto o disegnato artisti come Giorgio de Chirico o Mario Sironi, cartellonisti come Carpanetto, Metlicovitz, Gros, Nizzoli, Dudovich e tanti altri ma uno su tutti mi ha colpito per l’interpretazione del concetto di velocità.
Plinio Codognato, veronese trapiantato a Milano ha realizzato tra il 1923 e il 1933 almeno sei manifesti presenti in mostra. Sono gli anni in cui ad un’attività estemporanea si comincia ad intravedere una vera e propria strategia di lancio dei vari modelli di auto. Infatti è solo dagli anni trenta che si decide di produrre un manifesto per ogni lancio di modello mentre prima veniva illustrato il “mondo” Fiat attraverso un proprio modo di rappresentare vari concetti, a volte la classe e l’eleganza altre il movimento e la velocità. In altre parole si passa da una strategia di marca ad una di prodotto.
È piuttosto evidente quando il modello presentato si rivolge ad un pubblico ampio come nel caso della Fiat Balilla dove l’auto riveste meno importanza del riferimento al “balilla” che lancia il sasso. È una comunicazione di un periodo storico (1933) dove alcuni valori vengono enfatizzati a supporto dell’industria italiana che utilizza gli stessi codici espressivi della politica.
Molto più grafici e asettici sono i due manifesti per la 514 e la 520 Optima dove entrambi i motivi danno maggior importanza alla celebrazione di robustezza e forza rappresentando i nomi / numeri delle due auto in modo solido e tridimensionale con una inquadratura dal basso in modo da creare un effetto di forza e robustezza. Il manifesto della 509 invece è di qualche anno prima e interpreta con un segno grafico che si rifà al linguaggio Liberty, una visione “ardita”. Siamo nel 1925 e il primo conflitto mondiale è finito da pochi anni ma si sente il bisogno di celebrare la ripartenza del paese con immagini dal forte carattere simbolico come in questo caso: il centauro, simbolo di forza e di velocità.
L’immagine che però ha connotato maggiormente nel tempo l’attività di Codognato per Fiat è il manifesto pittorico della Fiat in pista. Un’immagine dinamica del 1923 che interpreta la velocità non tanto in chiave futurista quanto in modo pittografico. Codognato infatti è stato prima che cartellonista e pubblicitario, un buon pittore come del resto tutti gli artisti che si sono cimentati con la pubblicità cartellonistica del periodo tra la due guerre.
Nato a Verona il 13 apr. 1878 da Pietro Andrea e da Teresa Luigia Sega la sua formazione si svolse nella città natale, ove ebbe modo di frequentare la locale Accademia e di conoscere Mosè Bianchi, che nel 1899 ne era divenuto direttore. Dalla pittura, che pure continuò a praticare saltuariamente, si orientò quasi subito verso l’illustrazione e la grafica pubblicitaria, attività che gli permise di creare tra gli altri il primo manifesto per la stagione lirica dell’Arena di Verona.

Complice il fatto che i maggiori istituti litografici stavano a Milano un po’ alla volta si ritrovò a lavorare per una committenza sempre più ampia e meno legata al territorio fino a quando non decise di trasferirsi nel capoluogo lombardo.
Qui iniziò la sua collaborazione con Fiat ma anche altre realtà dell’industria meccanica come Bianchi-Pirelli, Pirelli Pneumatici, Dunlop, Goodrich. L’immagine del manifesto Fiat della velocità in pista gli fece raggiungere una buona notorietà e gli vennero commissionati lavori per altri eventi motoristici come il Concorso motonautico internazionale di Venezia Lido del ’29 oppure la Corsa automobilistica Parma Berceto.
Il manifesto Fiat sulla velocità rimane probabilmente quello più famoso della sua attività ed è a tutti gli effetti uno dei manifesti più celebrato e ricercato tra i collezionisti, al punto da aver superato qualche anno fa in un’asta i centomila euro.
Codognato nella sua attività di illustratore per la pubblicità è stato anche l’ideatore per Pirelli della famosa P allungata dimostrando una capacità grafica molto apprezzata, sintetica e longeva.
Codognato, morì a Milano nel settembre del 1940, e con la sua scomparsa finì anche un periodo artistico dove i riferimenti grafico pittorici erano giunti al naturale capolinea. La guerra incalzante e le nuove tecnologie che permettevano finalmente l’uso della fotografia insieme alla novità del linguaggio nordico del Bauhaus e all’arrivo di talenti in fuga dal nazismo mandavano in soffitta l’attività di artisti classici come Codognato salvo poi essere riscoperti e rivalutati (nel senso vero del termine) qualche decennio più tardi.

Courtesy By: Il manifesto Fiat1899-1965, GAM Torino. Collezione Famiglia Bono. Catalogo Generale dei Beni Culturali.
Leggi l’articolo su Touchpoint di Febbraio – Marzo | 2026 n° 01-02





