Ho sempre trovato la fermata giusta nella metropolitana milanese fin dagli Anni ‘80, quando la segnaletica era ancora figlia del progetto iniziale di Bob Noorda. Poi da qualche anno a questa parte ho visto e provato con i miei occhi la follia di un restyling fatto credendo di migliorare, con l’arrivo delle nuove linee metropolitane, le cose fatte in un’epoca precedente perché (per alcuni) non più attuali. Il risultato lo si vede in qualche snodo come la fermata di Repubblica dove frotte di turisti si guardano attorno spaesati cercando un’uscita o almeno un’indicazione di come uscire. Quella che fu un’intuizione geniale che consisteva nel mettere una striscia colorata con il nome della fermata ripetuta ogni 5 metri in modo da riconoscere la stazione in cui si arriva senza aspettare la scritta centrale, come nelle metropolitane di Parigi o Londra, è stata snaturata dal cambio di font e dall’uso improprio del colore, così per esempio, quando ti ritrovi all’uscita della Stazione Centrale, c’è un corridoio giallo (che è il colore della linea 3) che porta anche alla linea verde.
Sono partito da questa osservazione perché per introdurre la figura di Bob Noorda, olandese naturalizzato italiano, bisogna ricorrere a uno dei suoi capolavori di comunicazione, quello della segnaletica della metropolitana milanese, che è servito come benchmark per tantissimi grafici e per molti altri progetti di segnaletica urbana.
Noorda amava dire della sua formazione all’Ivkno (Instituut voor Kunstnijverheidsonderwijs, ora noto come Gerrit Rietveld Academie) che si trattava di “una scuola di pensiero che va nella direzione di togliere tutto il superfluo, di pensare le cose in modo semplice e agire di conseguenza”. Per questo Bob Noorda è considerato uno tra i primi a introdurre e ad affermare una visione modernista della progettazione grafica, come disciplina, duttile capace di spaziare dalle necessità di organizzazione visiva dell’industria a quelle di dar forma ai messaggi persuasivi della pubblicità.
Arrivato in Italia nel 1955 dopo aver scelto Milano per la sua dinamicità creativa e culturale si inserì in un contesto dove gli industriali affidavano ancora la pubblicità a illustratori e pittori introducendo la grafica moderna, l’immagine coordinata aziendale, che poi è un misto di architettura di interni aziendale, di design e di pubblicità e lasciando in eredità raffinati modelli di pensiero visivo, un pensiero sintetico, privo di fronzoli e retaggi decorativi.
Bob Noorda nacque ad Amsterdam nel 1927 e dopo aver iniziato gli studi all’Accademia si ritrovò a fare il servizio militare a Sumatra, in Indonesia (all’epoca colonia dei Paesi Bassi) dove dovette combattere nella giungla e dove contrasse il tifo. Una volta tornato in Olanda dovette nascondersi dall’esercito nazista che aveva invaso il suo Paese e solo nel ’49 riprese gli studi diplomandosi all’IVKNO. La scuola era diretta dall’architetto e urbanista Mart Stam che si era formato al Bauhaus e lo spirito della scuola era quello del funzionalismo, del basic design e della tipografia costruttiva. Con queste basi e con lo spirito internazionale raggiunse Milano che era la città della Triennale, dell’architettura e della vitalità culturale. E così grazie alla rete di grafici stranieri presenti a Milano e all’aiuto di Pavel M. Engelman, un grafico ceco che aveva lavorato ad Amsterdam, Bob Noorda entrò in contatto con la Pirelli che gli affidò importanti lavori per il lancio di nuovi prodotti e che gli propose, nel 1961, di diventare Art Director della Pirelli.

Allo stesso tempo, collaborò anche con i grandi magazzini La Rinascente (tra il 1963 e il 1964) e la Olivetti e nelle varie esperienze venne in contatto con vari esponenti della grafica milanese internazionale come Walter Ballmer, Aldo Calabresi, Max Huber, Lora Lamm, Albe Steiner, Raymond Savignac, Bruno Munari, Antonio Boggeri e Pino Tovaglia per citarne alcuni. All’inizio degli anni ‘60 lavorò, assieme agli architetti Franco Albini e Franca Helg, alla metropolitana milanese, inaugurata nel novembre del 1963: a Noorda venne affidato l’incarico di occuparsi della segnaletica e dell’allestimento visivo del nuovo sistema di trasporto. In seguito raccontò il progetto dicendo: «Io ho avuto la fortuna di essere stato chiamato da Albini dal primo momento che lui aveva cominciato a lavorare al progetto. E allora ce l’abbiamo fatta… di solito funzionava così: un architetto finiva tutto il suo arredamento e diceva: adesso ci vogliono un po’ di cartelli che dicano le direzioni. Invece no, questo passo è stato fatto in stretta collaborazione, abbiamo tirato fuori un nuovo sistema, la famosa fascia rossa della linea uno, e la verde per la due, che porta solo le indicazioni per la segnaletica per trovare la strada in questi ambienti e anche sulla banchina. Una novità. Questa è stata direi la grande novità mondiale. Ho dovuto studiare un nuovo tipo di carattere. Sono partito da un carattere esistente, Helvetica, che allora era anche abbastanza nuovo. Facendo delle prove, però, dovevo usare questo carattere bianco su fondo rosso, cioè in negativo. Prendendo l’Helvetica su questo fondo, il chiaro era troppo chiaro, il nero diventava troppo chiaro, perché l’effetto in negativo è sempre che il carattere si allarga otticamente. Ho accorciato, quindi, tutti i discendenti e ascendenti delle lettere, in maniera che l’occhio del carattere risulti più grande. Questa soluzione sulla banda continua, funzionava molto meglio». Insieme a Vignelli e ad altri designer, nel 1965, Noorda fondò l’agenzia grafica Unimark International, che aveva uffici sia a Milano che a New York.
L’agenzia chiuse negli anni Settanta, ma Noorda continuò a gestirne l’ufficio milanese e, alla sua chiusura nel 2000, continuò a lavorare con la sua Noorda Design. Nel corso della sua carriera di designer Noorda insegnò anche alla Scuola di disegno industriale di Venezia, all’Istituto superiore per le industrie artistiche (ISIA) di Urbino e al Politecnico di Milano. Bob Noorda è stato celebrato in vari modi anche con una Laurea Honoris Causa dal Politecnico di Milano, in Disegno Industriale e con tre Compassi d’oro, di cui uno alla carriera, ma come diceva la mia carissima amica Duška Karanov, che di Noorda è stata l’ultima assistente e insieme hanno creato il progetto iniziale del libro “Bob Noorda Design”, nessuno ha pensato di chiedere al “maestro” di proseguire o almeno supervisionare il progetto del rifacimento dell’immagine coordinata con l’arrivo della linea 3. Cito, perché sono assolutamente d’accordo con quanto afferma Giovanni Anceschi, “che se la Milano degli anni sessanta gli dà il Compasso d’Oro quella di oggi distrugge il suo lavoro, tutto il contrario di Londra che tratta il lavoro fondativo di Harry Beck sulla metropolitana come un reperto di alta cultura da conservare”. Bob ebbe modo di dire:
«Peccato che oggi la stiano rovinando con un restauro stupidissimo (…) Stupido, già. Non saprei come definirlo altrimenti». E peccato che la figura oggi del grafico sia caduta così in basso e abbia perso il ruolo fondamentale nella comunicazione sociale, soprattutto e per colpa di una classe dirigente del servizio pubblico mentre “un tempo i dirigenti d’azienda e molti politici, erano anche persone di buon gusto, ora non è più così”. Bob docet.
Courtesy:
Bob Noorda Design, 24ore cultura
Bob Noorda una vita nel segno della grafica, Lazy Dog Press Sitographics, Ornella e Catharin Noorda, Duška Karanov, Giovanni Anceschi, Giovanni Baule, Mario Piazza





