Carlo Vivarelli nasce a Zurigo nel maggio del 1919 da Angiolo e Tranquilla Anna Ebretti. Si forma come grafico e frequenta la Scuola di Arti Applicate di Zurigo dal ’34 al ’39 e inizia a fine corso un tirocinio con il cartellonista e decoratore teatrale Paul Colin a Parigi dove frequenta alcune accademie indipendenti. Dal 1939 al 1963 lavora come grafico pubblicitario autonomo ma anche come direttore Creativo nel 1946 dello Studio Boggeri di Milano trovando anche il tempo di frequentare l’Accademia di Brera.

La rilevanza di Boggeri, già trattata in un precedente articolo, è una figura imprescindibile quando parliamo di grafica italiana nel mondo, e sicuramente, se vogliamo individuare la nascita del movimento moderno della grafica italiana, a lui dobbiamo assolutamente fare riferimento. Questo rilievo e l’importanza dello studio si devono esclusivamente alla capacità unica di Boggeridi intuire ancor prima della seconda guerra mondiale l’importanza dei talenti creativi “nordici” e primo fra tutti l’assoluta modernità dello stile derivante dalla scuola Bauhaus. Abbiamo già visto come, grazie al lavoro di scouting di Boggeri, siano arrivati in Italia talenti indiscussi come XanteXavinsky ma con l’arrivo a Milano di Vivarelli si innesta nel tessuto lombardo quella cultura estetica della scuola svizzera definita tale grazie al rigido costruttivismo che ne stava alla base.

Secondo Barbara Junod “l’avvento della grafica costruttiva svizzera nasce in opposizione alla grafica illustrativa che aveva un ruolo di primo piano nei manifesti pubblicitari per i beni di largo consumo. A lungo andare la grafica costruttiva si impose in tutti gli altri media: pubblicazioni, marchi loghi ecc. e i grafici specializzati in questo campo lavoravano con composizioni tipografiche e fotografie. Avevano di conseguenza, più esperienza come tipografi, impaginatori e fotografi rispetto ai loro colleghi illustratori, che invece erano abituati a lavorare a mano, utilizzando pennelli e matite così complice il miglioramento della qualità fotografica nella stampa delle fotografie, si chiuse l’epoca del “cartellonismo” e iniziò una nuova disciplina estetica. Tutto ciò succedeva negli anni ’30 dove Richard Paul Lohse e il copywriter Hans Neuburgutilizzavano l’arte del fotomontaggio appreso dal grafico industriale di Bochum Anton Stankowski, incontrato presso l’agenzia pubblicitaria zurighese Max Dalang attorno al 1929. Basandosi su tale tecnica e sul costruttivismo europeo, Lohse, Neuburg e il loro collega zurighese Max Bill svilupparono fino alla metà del secolo un graphic design indipendente, rigoroso e orientato all’arte concreta. Verso la fine degli anni 1930, Bill aveva creato il primo vero layout a griglia che sta alla base del costruttivismo grafico di oggi”.

Così quando Carlo Vivarelli arrivò in Italia e si confrontò con gli ultimi rimasugli di una cultura estetica impregnata di trionfalismo da ventennio trovò nello Studio Boggeri il terreno fertile per promuovere un linguaggio moderno che si addiceva perfettamente alla nuova e nascente attività di comunicazione dei grandi gruppi industriali risvegliati dal boom degli anni ’50.

Così lo «Swiss Style da prodotto di esportazione diventò una cultura autoctona nei vari paesi dove trovò corrispondenza e attenzione. Se tra Basilea e Zurigo i docenti della scuola di arti applicate di Basilea Armin Hofmann ed Emil Ruder esercitavano una forte influenza in questo settore e i loro libri di testo venivano letti in tutto il mondo a Zurigo, Lohse, Neuburg, Josef Müller-Brockmann e Carlo Vivarelli pubblicavano la loro apprezzata rivista trilingue «Neue Grafik».

La griglia della rivista era alla base di qualunque realizzazione creativa ed estetica; la logica del costruttivismo si basa sui principi architettonici delle proporzioni e dei rapporti e quindi tutto quello che veniva prodotto non era soltanto l’ideazione di un concetto creativo ma anche la sua progettazione dal punto di vista matematico. Gli esempi più eclatanti di questo pensiero si trovano alla base di tutti i loghi e manuali di applicazione prodotti in quegli anni. Questo approccio fu alla base della nascente scuola italiana che grazie a grandi figure come Massimo Vignelli esportarono un sapere ed un’eccellenza con l’organizzazione e i caratteri della tipografia svizzera (Helvetica e Frutiger) ma con una componente creativa brillante e mediterranea(es: la metropolitana di New York).

Dal 1950 in poi, Carlo Vivarelli, dopo aver percorso un lungo periodo come creativo e grafico e dopo aver fondato il suo studio grafico a Zurigo, comincia anche a dedicarsi alla pittura.

Membro dello Swiss Werkbund, Co-fondatore, co-redattore e membro del comitato di redazione della rivista Neue Grafik, consulente di design per Adolf Feller AG, Therma AG, Electrolux e altre realtà industriali ma non stanco negli anni ’60 si dedica anche alla scultura ed è qui che ritorna il “costruttivismo” applicato in precedenza alle sue opere grafiche.

Ho sempre avuto un pensiero positivo sulle griglie e le gabbie grafiche e mi piace notare che non sono le “regole” che impediscono la creatività ma sono le leggi dei rapporti estetici che impedisco le grandi brutture.

Facendo un parallelo, tra comunicazione grafica e architettura penso ad esempio che ci sarebbero meno schifezze estetiche sul nostro territorio che sono il frutto di una deliberata assenza di gusto e di regole spesso giustificate come frutto della spontaneità dei singoli. Allora quando si vede l’ordine estetico e la pulizia di certi villaggi inglesi, francesi o svizzeri (o toscani) dove nessuno esce dalla gabbia estetica acquisita in migliaia di anni mi viene da pensare che sia meglio studiare le regole estetiche e se possibile interpretarle all’interno di un meccanismo ordinato e armonico piuttosto che “strillare” la diversità come facciamo regolarmente credendo di stupire l’audience e creando invece delle brutture estetiche che hanno come denominatore comune il livello più basso della comunicazione dove si rischia di sentirci dire ( a noi comunicatori) “lo può fare anche mio nipote che è geometra”.

Courtesy of: 

Barbara Junod, curatrice della collezione grafica, Museo del design di Zurigo

houseofswitzerland.org

Heinz Waibl , Alle radici della comunicazione visiva italiana.

Leggi l’articolo su Touchpoint di Giugno | 2025 n° 05