Qualche tempo fa mi sono imbattuto in una pubblicazione che si occupava di teatro risalente alla prima metà degli anni

Cinquanta dove in copertina veniva visualizzato uno schematico simbolo teatrale dal forte contrasto che mi ha ricordato certe xilografie tedesche del secolo scorso; la firma accanto all’immagine mi ha incuriosito e quindi sono andato a cercare notizie e riferimenti dell’artista grafico a me sconosciuto. Dopo alcune ricerche su alcune pubblicazioni (Heinz Waibl: “Alle radici della comunicazione visiva italiana”, Mario Piazza: “La grafica del Made in Italy”) ho scoperto un artista “grafico” con una formazione legata a discipline diverse.

Enrico Ciuti nasce a Milano nel 1910 e grazie alla sua formazione da scenografo diventa più tardi grafico e allestitore di progetti importantissimi alla Triennale e per importanti aziende del Made in Italy.

Secondo Waibl, “la sua ricerca formale e materica lo pongono ancora giovanissimo all’avanguardia tra gli artisti italiani passando dal costruttivismo del Polimaterico, al razionalismo degli allestimenti per la Triennale. Le esperienze con Nizzoli, i contatti con Prampolini e Munari. L’influenza delle architetture di Persico contribuiscono a definire la personalità della grafica pubblicitaria di Ciuti in cui architettura, scenografia, pittura e scultura si fondono armonicamente” (Heinz Waibl: “Alle radici della comunicazione visiva italiana”).


Il lavoro di ricerca del percorso artistico di Ciuti mi ha portato a scoprire due dettagli che ignoravo; il primo è genericamente legato al territorio in cui sono nato e cresciuto prima del mio trasferimento veneziano. Infatti Ciuti è il responsabile del logo del Lanificio Rossi, quello che per chi ricorda l’epoca delle figurine Panini degli anni ’70, marchiava (primo sponsor della storia del calcio italiano) la squadra del Lanerossi Vicenza, la squadra di Roberto Baggio e di Paolo Rossi! La famosa “R” era stata disegnata dopo che un altro monumento della grafica Made in Italy, che aveva curato l’immagine del lanificio in precedenza, Leo Lionni, si era trasferito a New York. Il filo di lana che gira e si avvolge a formare la “R” compare ancora sulle maglie della squadra di calcio accanto al nuovo sponsor Diesel e la vicinanza tra i due loghi, nonostante l’età del primo, mantiene intatta la forza sintetica del segno.

Il filo conduttore con il lavoro di Ciuti mi ha portato a un secondo “incontro ravvicinato” professionale; con la nuova proprietà del brand di arredi per ufficio Tecno Spa abbiamo sviluppato un rapporto di collaborazione da qualche tempo a questa parte, complice la mia curiosità per il design e per gli oggetti che hanno fatto la storia del disegno industriale in Italia. Qualche anno fa avevo scoperto in un mercato un tavolo Tecno T58 (anno di produzione) con ogni probabilità utilizzato in una delle board room della sede Eni di San Donato Milanese, voluta da Enrico Mattei e dopo averlo restaurato per la nostra sala riunioni, mi sono permesso di scrivere, raccontandone la storia, al nuovo proprietario e amministratore delegato di Tecno. La sua risposta fu alquanto lusinghiera: “come inizio, non è male”, mi disse. E poco dopo iniziammo una collaborazione dalla quale nacque il claim, oggi più attuale che mai: “redesigning the future of the future work”.
Del tavolo e degli arredi disegnati da Osvaldo Borsani per Tecno negli anni ’60, Ciuti si occupò dei progetti grafici e della comunicazione pubblicitaria con uno stile basato su volumi razionali e diversissimo da quanto fatto come grafico per altri clienti o nella sua attività di artista.
Ciuti aveva la capacità di guidare i clienti senza imporre il proprio stile adattandosi di volta in volta ai diversi contesti, permettendogli così di spaziare in modo creativo dalla comunicazione di Ideal Standard (dal ‘59 al ’69) alla realizzazione del monumento per la Fiat al Museo dell’Automobile di Torino; dalle copertine per Domus agli allestimenti fieristici per Mondadori, Montecatini, Finmare. Riuscire a essere se stessi, cambiando continuamente è
la grande forza del lavoro grafico di Enrico Ciuti ed è anche il filo conduttore dell’intera sua opera.

Touch Point Magazine – Agosto Settembre 2021 | N°07

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