Il lavoro di ricerca che sto portando avanti ormai da un anno a questa parte mi porta sempre di più a delineare un’epoca fatta di creatività e di corrispondenze tra artisti, collocata in un piccolo territorio e in un periodo ben definito dove vediamo una concentrazione di artisti di talento e storie personali che in misura diversa ma con qualche analogia mi ricordano la New York degli anni Settanta; quella dell’energia creativa che ha dato vita alla pop art e alla sperimentazione della musica underground.

Milano come New York? Ma dai, vi verrà di pensare; eppure più sfoglio pagine di vecchie pubblicazioni con storie e biografie di artisti grafici del secolo scorso e più mi sembra di poter dire che Milano, la Lombardia e il tessuto industriale del Nord dell’Italia hanno fatto da incubatore a una serie di attività creative e grafiche che hanno permesso ad artisti celebrati e maestri dell’arte come Sironi, De Chirico, Fontana, Munari solo per citarne alcuni, di poter allargare il loro raggio d’azione e a volte di sostenersi con attività commerciali come la cosiddetta “cartellonistica”, tra gli anni Trenta e Quaranta e più tardi negli anni Cinquanta, con la grafica e l’editoria. Tra le tante figure che hanno attraversato il Novecento e che per varie ragioni hanno lasciato un “segno”, c’è Riccardo “Ricas” Castagnedi, nato a Colico in provincia di Como nel 1912 ma che ha sempre vissuto a Milano. Diplomatosi all’Accademia di Brera è stato vicino agli ultimi futuristi partecipando alle battaglie artistiche degli anni Trenta e Quaranta. Parlando di Ricas, Pietro Raimondi ebbe modo di dire che “dall’accademista di Brera nasce per reazione l’antiaccademista, che collaborerà per sedici anni con Bruno Munari e poiché, nel primo Novecento non c’è nulla di più antiaccademico del Futurismo è del tutto naturale che Ricas aderisca a questo movimento”. Nascono così esperienze innovatrici come il “giornale parlato” e la collaborazione con Munari lo porterà a sviluppare l’idea delle “macchine inutili” o delle “tavole tattili” e a fondare lo studio R+M. All’inizio degli anni ‘40 viene dirottato dal fronte albanese verso il quale stava dirigendosi come sottoufficiale degli alpini per raggiungere Roma e Cinecittà, dove all’Istituto Luce si ritrovò a fare la sua prima esperienza di regia girando la serie deiTaci! Il nemico ti ascolta. Nell’ufficio P. lavorava con Leonardo Sinisgalli (il “poeta ingegnere” che negli anni Cinquanta diresse la comunicazione Pirelli), Mario Pompei (illustratore e scenografo), Fulvio Bianconi (artista grafico e disegnatore di vetri per le grandi vetrerie muranesi) e tra gli scrittori c’era un certo signor Flaiano che non ha certo bisogno di presentazioni. Un ufficio pubblicità per sostenere la comunicazione propagandistica dell’Italia da poco entrata in guerra ma anche un modo per mettere in pratica quella che poi sarebbe diventata, a guerra terminata, una vera e propria professione. Nell’immediato Dopoguerra viene assunto alla Domus, partecipando in primo piano alla creazione e alla fondazione del settimanale Europeo e al potenziamento delle riviste DomusSettimo GiornoIl Mondo. Della Domus, nel 1948, assume la Direzione Generale della Pubblicità e la Direzione Editoriale. Nel frattempo, cresce anche la sua posizione nelle organizzazioni professionali. Nel 1949 diviene Vicepresidente della Associazione Tecnici ed Artisti della FIP, partecipando, con questa e altre cariche, anche come apprezzato relatore, a convegni e congressi. Nel 1952 è Direttore della sede di Milano della Sipra e nel ’55 dopo l’analisi delle emittenti televisive europee attraverso un viaggio in Europa, propone alla Rai un formato di presentazione della pubblicità televisiva che doveva in qualche ovviare ai noiosissimi proclami pubblicitari radiofonici letti da due voci (maschile e femminile) che per par condicio verso gli investitori, dovevano presentare i diversi prodotti reclamizzati mantenendo uniforme il tono di voce e l’enfasi.

Carosello nasce da uno dei tre formati proposti da Ricas ad Aldo Da Col, allora Direttore Generale Sipra e a Salvino Sernesi allora Direttore Rai; passa quello giudicato da Ricas come il meno brillante ma l’unico secondo gli altri due che il Direttore del settore Radiofonico, il Generale Fiore avrebbe potuto accettare. Divertente no, che a capo del sistema radiofonico e pubblicitario italiano negli anni Cinquanta ci fosse un generale.

Ci sono delle foto che ritraggono Ricas in quanto Presidente del Touring Club Italiano a una cena di premiazione che raccontano l’Italia degli Anni ’60 e di un mondo educato a dosare le parole in modo sensato, così come probabilmente, queste persone hanno inteso la loro attività professionale e artistica. La buona educazione intesa in modo trasversale, sia che si parli di cultura artistica, generale o semplicemente di buone maniere è quello che apprezzo maggiormente nel lavoro pubblicitario oggi come ieri ed è per questo che Carosello con la sua dichiarata simpatia e ingenuità
è stato, secondo me, un passo importante per comprendere e accettare la pubblicità come programma di intrattenimento pop per tutte le età e dotato di un proprio storytelling universalmente apprezzato anziché come interruzione di programmi trasmessi. E lo storytelling di Ricas potrebbe continuare con la sua incredibile passione per la raccolta dei sassi che secondo lui rappresentavano la realtà nella stessa forma fantastica con cui i bambini osservano le nuvole trovando sempre nuove forme di ispirazione.

Leggi l’articolo online su Touchpoint Magazine n.04 Maggio 2022

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